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il cinismo della realtà
10 gennaio 2006
Il miglior ebanista di Panama
"[...] A Panama uno dei problemi è quello della delinquenza. Sradicarla [...] è un lavoro delicato e complesso giacché il problema non è soltanto di ordine pubblico, ma anche sociale e culturale. La città vecchia è divisa in quattro territori, i cosiddetti "caserones", controllati fino al millimetro da altrettante bande urbane: gli Sciacalli, la Città di Dio, i Boys e i Figli Prodighi. In tutto si tratta di un centinaio di delinquenti in maggioranza adolescenti, alcuni sono ancora bambini e le donne sono all'incirca venticinque. [...] "Per essere accettato da una banda" - sostiene Ricardo Alemàn (mi ha chiesto di non scrivere il suo vero nome) - "occorre far fuori un rivale o riuscire in un passaggio a rischio con la roba, la droga".

Ha 27 anni. E' un tipo muscoloso dai capelli ricci e ha un occhio leggermente storto. Nato nel quartiere, non sa chi sia suo padre ed è stato abbandonato dalla madre quando aveva undici anni. Dice che la fuga della madre lo colpì profondamente e che da allora cominciò a fumare marijuana e a vendere droga per strada per conto della banda dei Figli di Dio. Abitava con i nonni, "ma loro, anziani e deboli, non erano in grado di controllarmi" dice. Consumare e vendere cocaina era un'ottima attività. Le imbarcazioni colombiane gettavano i pacchi in mare all'altezza del Mercato Centrale e i capi dei narcos pagavano "un mucchio di soldi" a chi fosse stato disposto a pescarle e portarle sulla riva. Le bande giovanili della Città Vecchia lottavano all'ultimo sangue per accaparrarsi le commesse. Il fratello maggiore di Ricardo morì ammazzato [...] durante l'assalto a un negozio situato in una via del centro.

Dagli undici ai quindici anni Ricardo derubò passanti, abitazioni e negozi e prese parte a innumerevoli battaglie di strada. Ferì e fu ferito decine di volte, ma un giorno venne colto in flagrante e dovette trascorrere circa un anno nel carcere minorile. "Quella vita mi piaceva. La banda era la mia famiglia, mi sosteneva, mi difendeva, mi dava i soldi e la droga". Ritornato sulla strada con il prestigio che dà la galera, riprese la carriera di delinquente precoce. A quindici anni ricevette il battesimo del fuoco: i narcos gli offrirono cinquemila dollari per uccidere un "trasportatore" colombiano accusato di tenersi parte del carico. Gli diedero una pistola e lo scortarono, insieme con un altro adolescente, fino alla porta di un caffè della Cinquantesima Strada. La vittima era seduta a un tavolo e i due ragazzi aspettarono che finisse di mangiare, pagasse il conto e uscisse. Ricardo portava con sé un pallone che lanciò addosso alla vittima in modo tale che avesse le mani occupate mentre lui svuotava il caricatore. L'uomo cadde a terra urlando.

La storia, tuttavia, non finì come previsto. Invece di portarli via in macchina, i narcos iniziarono a sparare sui due apprendisti sicari a bruciapelo. Era evidente che volevano eliminare tutti i testimoni del regolamento di conti. Ricardo riuscì a salvarsi per puro miracolo, correndo come un matto, ma cadde nelle grinfie della polizia. Il suo compagno morì.

Essendo minorenne, Ricardo rimase in carcere soltanto un anno e mezzo. Durante questo periodo fondò insieme con altri compagni di cella (due violentatori, un omicida e quattro rapinatori) la banda dei Ragazzi del Mais, protagonista di una guerra tra bande dentro e fuori della prigione che durò diversi anni e fece oltre trenta morti fra gli "addetti ai lavori". Tornato sulla strada, Ricardo si specializzò nel rapinare gioiellerie, ma poi si dedicò alla distribuzione di droga, "un affare molto più redditizio". I soldi e le donne non mancavano e a diciotto anni ebbe una figlia da una amante occasionale. Cadde, tuttavia, in una trappola della polizia e dovette ritornare dietro le sbarre. Per sette anni, passando da un carcere all'altro, "mi sono laureato con il massimo dei voti presso la migliore università del delitto del mondo". Ricardo parla con orgoglio della sua capacità di sopravvivere e imporsi in un ambiente promiscuo e feroce dove "l'unico amico leale era il mio coltello". E aggiunge: "Alcuni dormivamo durante il giorno e altri la notte per evitare che i nostri rivali ci facessero fuori nel sonno". A differenza di altri reclusi, non ebbe mai rapporti omosessuali durante la prigionia "perché avevo i soldi per corrompere le guardie che facevano entrare le donne". In quel periodo fondò la banda degli Sciacalli, che presto diventò famosa nelle carceri e nei quartieri poveri di tutta la capitale.

Quando tornò in libertà aveva 25 anni e il corpo coperto di cicatrici [...]. Si innamorò pazzamente di una ragazza della città vecchia appartenente a una famiglia "pulita", ma dovevano vedersi di nascosto perché i genitori avevano proibito alla figlia di frequentarlo. Lei lo esortava a cambiare vita, lui non ne voleva sapere. Detenuto per possesso illegale di armi, fece un altro anno di galera. La fidanzata andava a trovarlo regolarmente e gli portava da mangiare. "Questa devozione", dice molto serio, "senza che me ne accorgessi, mi portò verso Dio, spingendomi ad abbandonare quell'altro carcere che era la banda". Adesso sono due anni che non commette delitti, ma continua ad abitare nella città vecchia, dove gli amici e i nemici di un tempo lo guardano con curiosità, con disprezzo e qualche volta con una punta di invidia. Gli domando se non ha paura che qualcuno approfitti del fatto che gira disarmato per chiudere un conto in sospeso. "Sto molto attento e so anche chi sono quelli che circolano per queste strade" risponde sorridendo.

"Tempo fa", aggiunge, "più per combattere la noia che per altro, ho partecipato a un incontro con Judith Jaen, una delle fondatrici del progetto "Revive el Casco". Ci spiegò che la collaborazione dei vicini era fondamentale per il recupero del quartiere". Ricardo si iscrisse e in cambio di uno stipendio di 300 pesos ("quello che prima guadagnavo in un'ora") lavorò al restauro di volte coloniali. L'esperienza fu talmente positiva che da allora non ha smesso di cooperare con l'Ufficio della Città Vecchia per l'inserimento dei giovani nei diversi programmi. Soprattutto in quello teatrale, dove ragazze e ragazzi del quartiere rappresentano storie autobiografiche nei cortili e nelle strade. Ricardo tiene a precisare che fa queste cose per collaborare a un progetto molto importante, perché le sue aspirazioni sono di tutt'altro genere. "Cosa vorrei fare in futuro? In carcere ho scoperto la mia vera vocazione: intagliare e fare mobili". E indicando alcune porte in legno di una delle case in restauro confessa impettito: "Vorrei arrivare a essere il migliore ebanista del Panama". Buona fortuna, ragazzo".

Mario Vargas Llosa



permalink | inviato da il 10/1/2006 alle 22:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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